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LA PORTA D'ORO (1941, HOLD BACK THE DAWN) - Recensione | Charles Boyer

Olivia de Havilland e Paulette Godard si contendono un camaleontico Charles Boyer in stato di grazia. Chi la spunterà?

Is it love or is it immigration?

In che modo potrebbero mai essere legati amore ed immigrazione tanto da dover credere che la considerazione di uno dei due debba escludere la presenza dell’altro?
Si tratta di amore o di immigrazione, in una storia quanto mai attuale che si svolge tra Messico e Stati Uniti, proprio lungo il confine, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale?
A questa domanda, retoricamente posta dal Signor Hammock, responsabile dell’Ufficio Immigrazione del Paese a stelle e strisce, non verrà mai data una risposta esplicita, ma lo spettatore saprà dedurla nel corso del film e del suo svolgimento.
Ma di cosa stiamo parlando? Quanto mai di presente.
Di una vicenda di migranti provenienti da ogni Paese d’Europa ed in fuga dal conflitto già in corso ad inizio anni Quaranta che, una volta giunti in Messico, attendono che anche per loro si apra la “Porta d’Oro” verso il grande sogno americano.
Attendono, attendono ed attendono.
All’Hotel Esperanza, luogo di, appunto, speranza e di disperazione, di grandi aspettative e di grosse delusioni. Un po’ come la piccola prigione fastosa del Rick Cafè American a Casablanca, con la lieve differenza che l’hotel in questione non rispecchia esattamente l’idea di accoglienza e comodità, quanto di fatiscenza e putridume.
Uno tra i tanti è Georges Iscovescu, “ballerino” sulla carta, ma più verosimilmente gigolò e sciupafemmine rumeno, interpretato da un camaleontico e quanto mai interessante Charles Boyer.
Per lui i tempi di attesa per varcare il confine si attestano tra cinque ed otto anni, una vera eternità.
A meno che… Non decida di sposare una cittadina americana. In tal caso, l’attesa per poter entrare si ridurrebbe clamorosamente a sole quattro settimane.
Lo apprende da Anita, un’efficacissima Paulette Goddard, sua ex partner di ballo e di avventure mondane in Europa, che incontra casualmente in un bar del posto. Di origini polacche ed australiane, si è guadagnata la cittadinanza americana sposando proprio un americano dal quale ha divorziato in men che non si dica, perché resasi conto che l’uomo fosse troppo basso per lei. Un più che valido motivo per abbandonare il tetto coniugale, insomma.
Was it love or immigration? It was immigration. Indubbiamente.
Charles Boyer e Paulette Goddard si guardano maliziosamente Il feeling tra Georges ed Anita è palpabile, visibile, evidente. I due, nonostante gli anni trascorsi, non si sono mai dimenticati ed appena si rivedono il fuoco si riaccende. Non solo della passione carnale, fisica, emotiva, ma anche della bramosia di condividere un progetto di fuga, di dubbia legalità, di inganno ai danni di uomini e donne facoltosi ai quali spillare tutti gli averi possibili con stile ed eleganza.
Manca qualcosa però per poter (ri)dare vita a questo piano diabolico nelle grandi metropoli statunitensi: la cittadinanza americana di Georges. Che, da esperto corteggiatore, saprà conquistarsi in una sola notte rubando cuore e mente di Emmy, una giovane maestra americana momentaneamente in gita in Messico con i suoi vivaci alunni in occasione della Festa dell’Indipendenza.
Non che appaia come una missione impossibile: Emmy, una tenera e bravissima Olivia de Havilland, è ingenua, indifesa, contraddistinta da un animo nobile, delicato e sensibile, bisognosa di dare, ma soprattutto di ricevere un amore puro e dolce, esattamente come lei.
Non proprio l’amore che può e vuole darle Georges, purtroppo. Ma non appena l’alba lascia posto al mattino…

For richer, for poorer, for better, for worse, with this ring, I be wedded.
Until death do us part.


Lanci di riso, cori ecclesiastici, file di parenti che fanno a gara per essere i primi a congratularsi con i novelli sposi.
No. Nulla di tutto questo.
Emmy è semplicemente la nuova Signora Iscovescu, perlomeno per quattro settimane. Senza clamori, senza festeggiamenti.
Is it love or is it immigration? It is immigration. Almeno per ora.
Emmy è la preda facilissima e scontata di un cacciatore spietato ed inesorabile che la ammalia con inequivocabili parole, incantevoli poesie, potenti metafore, false rassicurazioni, splendidi gesti, intensi baci e vacue promesse.
Questo è Georges Iscovescu, il fascinoso, scaltro ed infallibile sex symbol dell’Est europeo pronto a colpire anche nel Nuovo Continente.
Talmente infallibile da divenire egli stesso vittima della propria trappola.
Una trappola dolce, che cambierà la sua vita per sempre: l’amore.
Non un fuoco che arde senza pietà, bruciando e consumandosi tutto d’un tratto, bensì una fiammella che lentamente cresce, si autoalimenta, scalda senza scottare e non è destinata a spegnersi.
La miccia viene accesa dall’uomo con un corteggiamento sfrenato e diretto, ma pur sempre elegante e composto che non dà scampo alla giovane donna. Quest’ultima si lascia pienamente coinvolgere e guidare dalle parole e dagli approcci irresistibili di un tale esperto marpione, ma gradualmente prende le redini di quello che non sa essere nato come una sorta di scherzo di pessimo gusto ai suoi danni.
Emmy non è nei piani di Georges, ma ci entrerà in punta di piedi con grande stile e semplicità, con l’obiettivo di rimanerci per sempre. La sua innocenza da bambina le fa vivere l’intensità di quello che sembra essere il suo primo bacio, di un matrimonio lampo, di un viaggio di nozze improvvisato nel cuore più recondito e sperduto del Messico. Non vi è nulla di programmato in tutto ciò. Non vi sono scadenze scolastiche da rispettare e gli obiettivi dell’uno e dell’altra iniziano ad incrociarsi, a coincidere, ad intrecciarsi.
Quella che per Emmy è una luna di miele, per Georges nasce come fuga dalle istituzioni e dal proprio destino, da quel signor Hammock che non aspetta altro che coglierlo sul fatto per accusarlo di matrimoniopilotato" e costringerlo a trascorrere il resto dei suoi giorni nello squallore del torrido Centro America, incatenato nella sua stanza a fissare quell’invitante gancio sul soffitto, già utilizzato da qualche ospite per scopi non propriamente allegri. Georges trascina Emmy attraverso un viaggio che non ha destinazione. Tutto è ancora da scoprire.
Charles Boyer sta cedendo all'amore per Olivia de Havilland? Dopo aver macinato chilometri e chilometri sotto una pioggia torrenziale prima ed un sole cocente poi, si ritrovano a sostare in un villaggio che, guarda caso, proprio quel giorno sta festeggiando il Santo Patrono delle nuove coppie appena unite in matrimonio. Emmy è estasiata e felice delle casualissime sorprese che le riserva il marito e lo rende partecipe di una toccante cerimonia di benedizione splendidamente accompagnata da una musica corale meravigliosa, di un rituale di scuotimento di un ulivo che prevede il numero di figli dal quale sarà allietata la coppia nella vita dalla quantità di frutti che cadono, di una rinfrescante e romantica sosta lungo l’oceano.
Ed in tutto ciò lo spettatore inizia ad intravedere un Georges diverso, coinvolto, sensibile, dolce, romantico. In piccole, piccolissime dosi, ma il progresso è già grande.
Ma a questo punto, is it love or is it immigration? Secondo me, possiamo giocarci un cinquanta e cinquanta.
Il predatore sta diventando preda della propria vittima, è evidente. Lo si evince soprattutto quando viene messo alle strette dalla sua complice Anita.

- Do you like the girl?
- Yes. I like her enough to give her a sudden kick, not to slap her face in front of her all little town, like her enough to do all with a little style. Alright, I like her enough not to behave like a swine, for once in my life!


La verità è che ci stiamo proprio innamorando, vero Georges?
L’uomo è conteso tra le due donne che sono esattamente l’una l’opposto dell’altra.
Anita è un’avventuriera, una persona senza scrupoli, un’approfittatrice. E Georges ne era la perfetta controparte maschile. “Ne era” perché, quasi senza rendersene conto, sta compiendo un percorso di redenzione verso un obiettivo chiamato Emmy. E non sempre gli opposti si attraggono. Anzi, in questo caso si scontrano. Non appena ne ha l’occasione, Anita si precipita da Emmy e, non senza cattiveria, le svela tutto: il passato di suo marito, la loro relazione, il loro piano nel quale lei sarebbe stata soltanto un mezzo per giustificare il fine. Non ha nulla da perdere ora che si è resa conto di aver perso il proprio amante.
E’ Georges ad avere tutto da perdere, mentre guarda Emmy andarsene dalla sua vita in punta di piedi, esattamente come era entrata.
Cerca di andarsene un po’ troppo seriamente però quando, di ritorno nel suo paese d’origine statunitense, Azusa, ha un grave incidente automobilistico. Non appena Georges lo apprende, senza pensarci due volte, chiede in prestito l’auto a Flores, il proprietario dell’hotel e, senza badare a legalità, burocrazia e rischio, sfreccia davanti al posto di blocco di frontiera, semina gli inseguitori della giustizia e si precipita all’ospedale di Los Angeles in cui è ricoverata Emmy.
La sua amata è incosciente, non respira, non reagisce. Una situazione rosea.

Together. Together. Together.

Ripete all’infinito Georges prendendo spunto da Emmy che, nel loro viaggio di nozze, aveva osservato in questo modo come i tergicristalli parlassero con il loro ritmo perfetto e cadenzato.
Le punte delle dita iniziano a muoversi, i polmoni si riattivano, gli occhi si aprono ed osservano gioiosi e felici quell’eroe romantico che un tempo non era altro che un perfido mascalzone da evitare.
Emmy si sta riprendendo, ma Georges sente di non avere ancora la coscienza pulita.
Ed è così che si ritrova in quel di Hollywood, all’interno dello Studio 5 della Paramount, a parlare con Dwight Saxon, alias Mitchell Leisen, della sua storia. Di quella a cui stiamo assistendo da oltre 100 minuti, in un lunghissimo flashback che abbiamo visto partire dall’inizio, sempre nella grande Mecca del Cinema.
Charles Boyer cerca di vendere la propria sceneggiatura Georges Iscovescu sta cercando di vendere la propria esistenza al regista Dwight Saxon per cinquecento dollari, perché ne nasca un soggetto, una sceneggiatura. Quei cinquecento dollari, risparmiati con tanto sudore e fatica e donati con grande generosità da Emmy, che le vuole assolutamente restituire.
Eh già, si tratta proprio di metacinema. Di cos’altro, altrimenti?
I livelli di narrazione sono tre in totale: due interni ed uno esterno. Abbiamo la storia vera e propria del film nel film, quella vissuta da Georges, Emmy ed Anita principalmente; abbiamo la storia del film, ovvero la fase di racconto della potenziale sceneggiatura da Georges al regista Saxon ed abbiamo il terzo punto di vista di noi spettatori guardoni che siamo incollati allo schermo da un perfetto esercizio di cinema raccontato dal cinema stesso. Mitchell Leisen è regista del film e contemporaneamente del film nel film; regista del reale e del virtuale.
Allo stesso modo in cui Billy Wilder, non uno sprovveduto qualunque, è doppiamente sceneggiatore.
Tutti sono protagonisti in maniera duplice. Tutti chi? Oltre ai personaggi principali, una sfilza di personaggi secondari e caratteristi. Il meccanico impaziente, l’inserviente dell’hotel addetta alla pulizia delle stanze, il parrucchiere francese che scopre di avere del sangue blu e di avere diritto per questo alla cittadinanza americana senza attesa alcuna, ma soprattutto una giovane coppia austriaca nella quale lui è malato di tubercolosi e lei è incinta. Quest’ultima fa una scelta molto importante ed estremamente interessante considerando una delle tematiche principali della pellicola, ovvero l’immigrazione.
La signora Kurz, informata del fatto che non potrà varcare il confine almeno fino a che i documenti non saranno pronti e suo marito guarito, eludendo la polizia federale con una scusa banale, si intrufola nell’ufficio del signor Hammock e dà alla luce suo figlio, Washington Roosevelt. Quando si dice “un nome, un programma”!
Ma ciò che stupisce incredibilmente è la reazione di Hammock alla scoperta dell’evento: una reazione entusiastica, preoccupata, premurosa e ricca di attenzioni per la nascita di un nuovo cittadino americano. Perché il patriottismo supera il concetto di immigrazione, in taluni casi. E, come è risaputo, quello made in USA è sempre stato molto forte. Se lo stesso bambino fosse nato giusto qualche metro più in là, avrebbe avuto ben altra considerazione.
E La Porta d’Oro non è un titolo fuorviante, come da tradizione italiana, ma coerente con il tema di fondo della narrazione, anche se, personalmente, Hold Back the Dawn è decisamente una spanna sopra. Il concetto così poetico di trattenere l’alba, di congelare un momento perfetto per viverlo all’infinito nel suo inizio, nella sua parte migliore è qualcosa di davvero irraggiungibile.
Quel primo bacio tra Georges ed Emmy dura per pochi secondi, ma la nostra immaginazione lo fa durare per sempre. Perché Emmy è meravigliosamente passiva e dominata tra le braccia di quell’uomo e Georges è il miglior incantatore di serpenti con quello sguardo magnetico e quella sensualità nel parlare che possono disarmare e basta.
Attraverso questo film ho appreso, più che con altri, che è necessario vivere le cose per coglierne la magia, l’atmosfera, il sapore. Questo film le fa vivere anche tramite un freddissimo schermo.
Basta non avere paura, perché non ce n’è bisogno.

You needn’t be afraid, Miss Brown

Ce lo insegna Georges. Ci fidiamo? Ad occhi chiusi proprio. E cerchiamo di non svenire.
E direi che, anche se inizialmente it was immigration, alla fine it was love.
E che Amore. Con la A maiuscola.


BONUS - IMPRESSIONE A CALDO

29 marzo 2017 - 23.50
Brividi e basta, emozioni a mille.
Praticamente potrei scrivere un libro su questo film, ma proprio a tutto tondo, non solo per Charles come si potrebbe pensare.
Anche se ho appena chiuso tutto in maniera mega brusca perché stavo rivedendo una scena troppe volte.
E a fine film mi sono sparata anche il contributo di Vieri Razzini, critico cinematografico che cura questa collana di DVD, che fa di solito analisi spettacolari, esaustive, concise ma illuminanti. E il solo sentir dire da lui che "Charles Bayer era un attore meraviglioso" mi ha fatto provare mega emozioni e... Boh. Io amo questo cinema. Veramente ho provato delle emozioni che non dimenticherò mai, sia guardando a singoli elementi (attori, attrici, dettagli di scena, colonne sonore, etc) che a film presi nel loro complesso.
Mi sarei aspettata una commedia abbastanza piccante e sul leggero (e non so perché io mi aspetti cose leggerine da uno come Charles che era molto serio e rigido nella selezione dei film a cui prendere parte), invece è un film con attributi e controattributi, molto ritmato, con paesaggi ed atmosfere spettacolari (una breve scena in cui lui e la moglie finiscono sulla spiaggia davanti all'oceano è di una meraviglia indescrivibile, come anche il candore e la purezza che si assaporano in una scena girata all'interno di una chiesa messicana durante un rito di benedizione) e con tanti lunghi momenti di intensità, dati dalla bellezza, secondo me impagabile, di vedere sguardi e labbra che si incrociano e si sfiorano a lungo per poi incrociarsi inesorabilmente in modo indissolubile, ma con una delicatezza ed una sensualità che personalmente mi fanno sognare da qua a là via proprio! Poi lei è bravissima, perché riesce a non rendere eccessivamente sdolcinato e ridicolo un personaggio che sarebbe potuto apparire senza carattere e puramente ingenuo. Poi c'è metacinema, una cosa che amo! Vedere che il film si apre e, quasi, si chiude all'interno di uno studio cinematografico e che tutte le premesse si ritrovano alla fine coronando perfettamente il cerchio è meraviglioso; ti fa rendere conto della perfezione della struttura e di come tutto torni.
Poi non solo i due/tre protagonisti sono ben caratterizzati, ma anche tutti i numerosi personaggi secondari ed è lì che ti rendi conto di quanto un film sia curato nei minimi dettagli.
Charles che si tramuta da vittima ad uomo disilluso ed egoista e poi ad eroe romantico con un percorso di redenzione che gli fa compiere inconsapevolmente la sua donna è una roba che non so neanche come caspita descrivere, porca miseria.

Charles Boyer protagonista di La Porta d'Oro - Hold Back the DawnIl nostro Charles in questo film è... Camaleontico nella sua trasformazione da ammaliatore senza scrupoli ad irresistibile eroe romantico.

© Copyright – 2017 | Charles Boyer, l'attore gentiluomo - Sito web italiano | Tiziana Taffarel
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