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ANGOSCIA (1944, GASLIGHT) - Recensione | Charles Boyer

Charles Boyer ed Ingrid Bergman protagonisti di uno dei migliori noir psicologici dell'epoca, diretto magistralmente dal regista delle donne, George Cukor.

In anni di onorata carriera di spettatrice amatoriale di cinema, ho imparato che ogni film noir che si rispetti ruota attorno ad una femme fatale, figura di donna forte e malefica che tiene in pugno qualunque situazione e qualunque uomo.
Non è il caso, però, del personaggio interpretato dall’eccellente Ingrid Bergman in questo film.
Non per i primi 105 minuti, perlomeno.
E Angoscia (1944, Gaslight) è un noir che si fa rispettare alla grande ugualmente.
Un noir forse leggermente atipico.
Un noir che si discosta, almeno in parte, dai canoni classici del genere.
Un noir di stampo psicologico, pur se non con le pretese di esserlo, probabilmente.
E forse, proprio per questo, sensazionale nel suo intreccio e nella sua messa in scena.
L’attrice svedese è Paula, una giovane e fragile donna inglese, scossa in adolescenza dall’omicidio per strangolamento della famosa zia cantante avvenuto nella casa di Thornton Square a Londra che condivideva con lei. Nel tentativo di dimenticare il trauma che l’ha colpita, la donna si reca in Italia a studiare canto presso l’insegnante che fu della defunta parente e qui incontra, conosce e sposa il pianista Gregory; neanche a dirlo, un affascinante 45enne Charles Boyer. Grazie a lui sembra ritrovare la felicità ed una serenità interiore, tanto da sentirsi pronta a ritornare a vivere nella casa della zia, soddisfacendo un desiderio del marito di abitare a Londra. Ma che fantastica casualità!
Non sapendo che, quella che per lei dieci anni prima era divenuta una casa degli orrori… Sarebbe rimasta tale.

It’s all dead in here. The whole place seems to smell of death.

Certamente anche noi, come Paula, ne abbiamo la stessa impressione. Non appena Gregory apre lentamente la porta al primo ingresso nella casa, la macchina da presa inizia l’esplorazione di una dimora traboccante di fastoso e vacuo lusso, di apparenza, di ricordi; una casa che, anche solo attraverso l’inquadratura, odora di vecchio, trasuda pesantezza e mistero dalle sue stesse pareti, dall’arredo coperto da teli e dal buio che la pervade.
Charles Boyer accende una lampada a gas in Angoscia - Gaslight E quando Paula chiede al marito di accendere la lampada a gas, tremiamo per lei, sapendo che cosa la attenderà.
Per Paula si tratta di un improvviso e profondo tuffo nel passato. Tutto riaffiora inesorabilmente e la donna, presa dalla foga, narra in poco tempo la biografia della tanto amata zia, attraverso gli oggetti che le sono appartenuti: un guanto a cui manca il gemello in quanto regalato dalla zia stessa ad un suo grande ammiratore; un ritratto quasi imperiale in cui indossa un meraviglioso e vistoso vestito e dinanzi alla cui bellezza Gregory rimane pietrificato, anche per la sorprendente somiglianza tra zia e nipote; il pianoforte che suonava in ogni suo concerto ed al quale ora si accomoda Gregory a suonare proprio il pezzo preferito dalla zia, quello che eseguiva sempre alla fine di ogni sua esibizione. Ma guarda un po’ che coincidenza! E gli spartiti musicali dai quali cade a terra una breve lettera scritta due giorni prima della morte della zia da un certo Sergis Bauer. Paula la legge.

Dear Miss Alquist, I beg of you to see me just once more. I have followed you to London.

Il volto di Gregory muta di colpo. Egli dà in escandescenza. Ha uno scatto improvviso e violento.
Pover’uomo, è solo preoccupato per la propria moglie. Quella casa le evoca troppi ricordi ed è stato proprio lui a trascinarla nuovamente lì dentro.
Ma la soluzione si può trovare nel far sparire tutti gli oggetti del ricordo, relegandoli in soffitta e blindandone l’accesso. Verranno mantenuti solo il pianoforte e gli spartiti. Soltanto la musica è ammessa in casa Anton. E così sarà letteralmente per lungo tempo. Niente feste come una volta, niente persone ad invadere la loro privacy. Gregory vuole godersi ancora per un po’ la luna di miele con la moglie in tutta tranquillità. Si fa per dire.
Egli prega la moglie di dimenticare la zia, ma Paula lo corregge: non è la zia che deve dimenticare, ma quanto le è accaduto.
Grazie ad un personaggio chiave secondario da me soprannominato “Signora Omicidi”, un’anziana donna pettegola, eccentrica ed un po’ invadente incontrata in treno da Paula in Italia ed affascinata dalle storie di mistero e di morte, riusciremo a seguire dall’esterno la vita degli Anton dei mesi a venire: l’uomo sembra condurre un’esistenza regolare, uscendo quotidianamente di casa, anche a tarda sera, per lavorare, sembrerebbe, alla sua musica in una stanza presa in affitto appositamente per questo scopo, mentre la signora pare sia rinchiusa in quella dimora, ingabbiata nel passato e nel suo stesso presente.
Ricerca la luce recandosi alla finestra, varcando di un solo metro l’uscio di casa, ma allo stesso tempo ne è terrorizzata. E’ impaurita da quelle lampade a gas la cui fiamma sembra affievolirsi da sola ed apparentemente senza motivo proprio di sera, proprio mentre il suo Gregory non è in casa.
Ode anche dei passi provenire dal piano superiore. Ma in soffitta non vive nessuno. E la cuoca che sbriga le faccende domestiche assieme alla nuova giovane ed impertinente governante Nancy non può udirli, essendo sorda. Nessuno pare esserle d’aiuto perché ella possa capire che cosa le stia succedendo.
Tantomeno suo marito che, in occasione delle poche uscite che effettua assieme alla moglie, in visita alla Torre di Londra prima e ad un ricevimento a cui sono stati invitati poi, non esita a metterla in difficoltà. In un lento crescendo di insofferenza, la rimprovera di perdere gli oggetti, come una spilla affettivamente preziosa regalatale proprio da lui, di nasconderli, come un orologio da taschino in suo possesso o un piccolo quadro sparito dalla parete del soggiorno, ma soprattutto la accusa di dimenticare.
Ciò che dall’inizio le era stato intimato di fare, sembra ora non andare più bene.
No, non c’è una femme fatale in questo film.
C’è un homme fatale.
Un uomo inizialmente dolce, premuroso, rassicurante, ma che già entro i primi minuti di film vediamo, per ben due volte ravvicinate, “dietro le sbarre” a mo’ di presagio. Non sono vere sbarre, ma soltanto una ringhiera con decorazioni a spuntoni dietro la quale si colloca la macchina da presa per metterci all’erta su questo personaggio.
Ingrid Bergman e Charles Boyer dietro le sbarre in Angoscia - GaslightNella terza occasione, sono invece vere sbarre, anche se non di una prigione. Sono le sbarre della gabbia entro la quale sono conservati i gioielli della Regina alla Torre di Londra; gioielli talmente straordinari da vivere di luce propria. Ed anche Gregory sembra vivere proprio del loro splendore tanto da incantarsi letteralmente ammirandoli. Tanto da dimenticarsi per un istante di avere accanto a sé, anch’essa dietro le “sbarre”, Paula. E, poco distante, anche un ulteriore personaggio chiave, un bravo Joseph Cotten, colui che libererà la donna e noi stessi da un incubo in cui era stata indotta. Un poliziotto di Scotland Yard interessato a riaprire il caso dell’omicidio di Alice Alquist, perché convinto che ci sia molto da scoprire e perché grande ammiratore della donna da bambino.
Proprio a lui era stato regalato l’altro guanto.
Il cerchio inizia a chiudersi ed ogni tassello ricompone il puzzle di un film perfetto.
L’altro guanto permette al poliziotto di entrare in contatto con Paula nella sua prigione e di conquistarsi la sua fiducia per aiutarla, finalmente, a guardare in faccia la realtà.
Non sarà mica proprio Gregory, per caso, a gestire lo strano funzionamento di quelle lampade a gas?
Non sarà mica proprio Gregory, per caso, a camminare in soffitta nel cuore della notte?
Non sarà mica proprio Gregory, per caso, ad aver nascosto spilla, quadro ed orologio per far credere a Paula di essere affetta da una patologia mentale?
Non sarà mica proprio Gregory, per caso, quel Sergis Bauer?
Non sarà mica proprio Gregory, per caso… Certo che sì. Ed assolutamente non per caso.

I dont’ ask you to understand me. Between us all the time were those jewels, like a fire. A fire in my brain that separated us… Those jewels which I wanted all my life. I don’t know why.

Ebbene sì. Eccolo, Gregory “Sergis Bauer” Anton pronto a confessare che cosa l’abbia portato ad architettare un piano diabolico ai danni della moglie: i preziosi gioielli donati dalla Regina alla zia che già aveva cercato di rubare, senza alcun successo e portandosi appresso un omicidio, dieci anni prima.
Ed ecco quei 5 minuti di gloria per Paula che stavamo attendendo da un’infinità con il fiato sospeso ed una quantità indefinita di angoscia addosso.
Quei 5 minuti finali in cui Ingrid Bergman supera sé stessa, impersona la femme fatale e si prende la rivincita sul proprio uomo, un subdolo, perfido e splendido Charles Boyer nella sua interpretazione da cattivo per eccellenza, estremamente atipico per un attore abituato a ruoli spesso puramente romantici e dolci dall’inizio alla fine.
Un’Ingrid Bergman che, per entrare appieno nel personaggio, ha studiato i comportamenti di una paziente di un istituto psichiatrico, apprendendone espressioni ed atteggiamenti e regalando a noi, non solo inquadrature di pura apparente follia, ma una sequenza meravigliosa in cui, alla supplica del marito di prendere un coltello dal cassetto per aiutarlo a liberarsi dalle corde con le quali è stato legato nella lotta con il poliziotto, ella finge di non trovarlo, finge di non riconoscere che sia un coltello, finge di perderlo. Tutto dinanzi allo sguardo attonito del suo Gregory.
Finge di essere pazza, perché ha finalmente capito di non esserlo. E può dimostrarlo.
Entrambi guardano verso il lucernaio. Entrambi cercano la luce, ma Paula non permetterà più a Gregory di averla. Sarà lei a prenderla per sé stessa, finalmente.
E finalmente abbiamo anche un titolo la cui traduzione italiana non faccia rabbrividire.
No, perché Angoscia è proprio ciò che proviamo per tutto il film sin dal primo istante, da quell’incipit con lo scorrere dei titoli di testa accanto ad una lampada a gas la cui fiammella danza freneticamente su una musica prima corale e poi bruscamente terrificante nel suo cambio di ritmo alla comparsa del titolo.
L’importanza storica di questo film, nonché dell’opera teatrale stessa a cui si ispira, è notevole in quanto il titolo originale, Gaslight, ha dato il nome proprio alla forma di violenza psicologica di cui tratta, gaslighting.
E le lampade a gas sono un elemento che rappresenta uno dei temi ricorrenti all’interno della narrazione: la luce. La luce che si alterna al buio. Sin dai primi minuti, vediamo luci accese spegnersi e luci spente accendersi, ammiriamo una Londra Vittoriana avvolta dalla nebbia e dal buio nella notte ed una Londra ottocentesca splendente e raggiante nel cuore del giorno; vediamo luce, addirittura accecante, anche nei gioielli che tanto brama Gregory. Probabilmente vediamo luce in Paula e buio in Gregory, molto semplicemente. Luce ed ombra sono anche il cuore del film noir e non sarebbero mai potute mancare.
Il loro alternarsi si abbina perfettamente al continuo ritorno tra realtà ed immaginazione indotta nel quale siamo catapultati assieme a Paula dal simpatico Gregory, a tal punto da chiederci se ciò che stiamo seguendo sia frutto della mente ipoteticamente malata di Paula o dell’elevato livello di perfidia dell’uomo.
La memoria è il terzo filo conduttore che lega l’intera trama. La donna viene invitata da più persone a dimenticare il passato, ma al tempo stesso questo le viene continuamente riproposto tanto da confondersi con il presente. Inoltre, è il marito stesso a farle credere di non essere più in grado di ricordare, di non essere più in possesso delle proprie facoltà mentali, così da potersi disfare di quel peso che ostacola la sua ricerca.
E’ la musica anche a giocare un ruolo importante in questa pellicola, seppure in maniera meno prepotente rispetto agli altri tre temi: la zia era una cantante, Paula cerca di seguirne le tracce studiando canto e Gregory è un pianista. La musica è al tempo stesso felicità e rovina per Paula, in quanto è grazie ed a causa di essa che la donna conosce il futuro marito. Ingrid Bergman e Charles Boyer in Angoscia - GaslightIn una delle brevi scene centrali di apparente spensieratezza, Gregory suona al pianoforte un motivo allegro di un’operetta, mentre la donna gli si avvicina e lo bacia. I due, nello scambiarsi fugaci ma intense effusioni, sembrano quasi accennare ad un gesto di strangolamento.
Certamente non casuale, da parte di Gregory.
Certamente casuale e puramente affettivo da parte di Paula.
Anche gli oggetti, a partire dai gioielli, sono fondamentali ai fini dello svolgimento della trama, in quanto chiudono una serie di cerchi concentrici aperti da Gregory e che smontano l’intera impalcatura creata dall’uomo stesso lungo il film.
Si tratta di film fatto di una sceneggiatura ricca, di dialoghi brillanti e profondi, di ritmo ed al tempo stesso di giusta lentezza, di incredibili ed emozionanti primi piani e di imprescindibili dettagli.
Il fautore di una messa in scena tanto accattivante è George Cukor, regista per eccellenza delle donne. In questo caso non si smentisce e mette sul piedistallo donne estremamente ben caratterizzate. Oltre alla già citata protagonista ed alla Signora Omicidi, anche la governante Nancy interpretata da una spigliata e giovanissima Angela Lansbury sa certamente il fatto suo, ammiccando con fare quasi esperto al padrone di casa e non esitando a mettere in soggezione la padrona.
Ma, sinceramente, alzi la mano chi non si sarebbe lasciata affascinare da un Gregory così.
Io non la alzo.
E mi lascio affascinare da un capolavoro indiscusso del noir.


BONUS - IMPRESSIONE A CALDO

19 febbraio 2017 - 23.58
Ho appena finito di vedere Gaslight.
Meraviglioso.
Mette un'ansia terrificante ed è uno dei migliori noir io abbia mai visto.
La Bergman è stupefacente per l'interpretazione di donna che viene indotta a credere di essere pazza tanto da finire per comportarsi davvero da tale.
Amo la regia ricca di primi piani e l'atmosfera estremamente claustrofobica e mostruosa sia degli interni lussureggianti e desolanti al tempo stesso che degli esterni con nebbia fitta.
Ci sono delle trovate geniali in alcune inquadrature che meritano davvero.
Avevo "paura" di vedere Boyer in un ruolo da antagonista, ma credo di amarlo più di prima. Anche stronzo è bello.
Comunque film pazzesco.


Charles Boyer protagonista di Angoscia - GaslightIl nostro Charles in questo film è... Malefico come non mai, affascinante come sempre.

© Copyright – 2017 | Charles Boyer, l'attore gentiluomo - Sito web italiano | Tiziana Taffarel
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